ll gemello digitale non nasce da un software

Dal BIM al digital twin: la direzione è giusta, ma la vera sfida è industrializzare il processo

Negli ultimi anni abbiamo imparato a usare parole importanti: BIM, Intelligenza Artificiale, Digital Twin. Le abbiamo viste ovunque, nei convegni, nei piani strategici, nelle slide. Sono diventate parte del linguaggio quotidiano. Ma oggi la domanda è una sola: stanno davvero lavorando insieme? La risposta, se guardiamo la realtà operativa, è semplice: non ancora.

Un’analisi pubblicata su Ingenio lo dice chiaramente: il settore delle costruzioni sta evolvendo rapidamente, ma resta frammentato. Il BIM genera modelli, l’IoT genera dati, l’AI genera insight. Il digital twin dovrebbe unire tutto questo, ma nella pratica questi mondi non si parlano in modo strutturato. Il problema non è la tecnologia, il problema sono i processi e la gestione del dato.

Per anni abbiamo pensato che il BIM fosse il traguardo. Oggi è evidente che è solo l’inizio. Secondo la Royal Institution of Chartered Surveyors, il vero salto avviene quando il dato non si ferma alla progettazione ma continua a vivere nella gestione. Qui si apre un passaggio fondamentale: un modello senza continuità del dato è solo una fotografia, mentre un digital twin è un sistema vivo.

Le potenzialità sono concrete. McKinsey & Company stima miglioramenti tra il 20% e il 30% sull’efficienza operativa nelle infrastrutture. Il World Economic Forum evidenzia applicazioni già attive su energia, manutenzione predittiva, simulazioni e sostenibilità. Quindi sì, la direzione è chiara. Ma c’è un punto che spesso sottovalutiamo.

Fare un BIM su un edificio è un progetto. Fare un digital twin su un edificio è una sperimentazione avanzata. Farlo su centinaia di immobili è un’altra cosa. È industrializzazione. E industrializzare significa cambiare davvero capitolati, contratti, responsabilità dei fornitori, standard informativi e governance del dato. Non è un upgrade tecnologico, è un cambio di modello operativo.

Se uniamo le analisi internazionali con quello che vediamo nei progetti, il percorso è abbastanza chiaro. Tra il 2026 e il 2028 siamo nella fase delle sperimentazioni strutturate: progetti pilota, integrazioni iniziali tra sistemi, primi use case concreti. Il rischio è fare demo senza costruire fondamenta.

Tra il 2028 e il 2030 si entra nella fase di standardizzazione: standard dati condivisi, modelli replicabili, integrazione con piattaforme operative. È il momento in cui si passa da progetto a processo e si capisce chi ha costruito davvero le basi.

Tra il 2030 e il 2035 arriva la vera industrializzazione: digital twin su portafogli immobiliari, automazione diffusa, AI integrata nelle decisioni, modelli aggiornati continuamente. Non più sperimentazione, ma un vero sistema operativo degli immobili.

Il futuro non sarà avere il miglior modello digitale. Sarà avere un’organizzazione capace di mantenerlo aggiornato, integrarlo nei processi e usarlo per decidere ogni giorno.

Oggi iniziare a sperimentare è fondamentale, ma serve lucidità. Perché la differenza è tutta qui: fare uno è innovazione, farne tanti è trasformazione. E la trasformazione, quella vera, richiede tempo.