La finestra che ci ha insegnato a guardarci
C’eravamo noi, nel 1995.
Forse più giovani, forse più incerti, ma sicuramente pieni di un desiderio semplice: sentirci comunità.
Il Numero 1 de La Finestra – quello con la copertina che oggi ci strappa un sorriso nostalgico – nasce proprio così.
Non per raccontare grandi eventi, ma per lasciare aperto un varco tra le nostre case e la nostra chiesa.
Una finestra, appunto. Da cui far passare luce, parole, ascolto.
Padre Ottavio Chinello, allora parroco, ci parlava con una tenerezza che oggi ritroviamo nelle prime righe ingiallite dagli anni.
Ci invitava a guardarci fraternamente, a non perderci di vista, a non avere paura di raccontare ciò che siamo.
Accanto a lui c’erano i sacerdoti di quei primi passi – Nicola, Bruno, Loris – e alcune presenze silenziose e decisive: le suore.
Ricordiamo bene i loro nomi, perché quei nomi sono stati gesti, mani, sorrisi, occhi attenti:
Suor Piera, Suor Angela Carla, Suor Maria Carla, Suor Maria Grazia, Suor Maria Orsola, Suor Lauretta, Suor Anna, Suor Antonella, Suor Ines, Suor Emanuela, Suor Anna Pia, Suor Flora, Suor Michela, Suor Anna Maria.
Suore che hanno accolto bambini, ascoltato mamme, aiutato famiglie.
Hanno attraversato la vita quotidiana con la naturalezza di chi sa che l’amore vero non fa rumore.
Crescere insieme
La Finestra cresce tra queste mani e questi volti.
E noi cresciamo con lei.
Sfogliando i numeri degli anni Duemila – quelli consumati dalle dita a preparare la stampa del giornalino – ritroviamo il nostro volto di allora:
un oratorio pieno,
un quartiere che cambia,
bambini che diventano animatori,
famiglie che arrivano, famiglie che ripartono.
Le pagine raccontano le GMG, i pellegrinaggi, le prime Messe partecipate, le fiaccolate.
Raccontano un mondo che ci sta stretto e una comunità che vuole respirare in grande.
I giorni che restano
Poi arrivano i giorni che non si dimenticano.
Il 2005, quando il mondo si ferma davanti alla morte di Giovanni Paolo II, e anche noi ci fermiamo.
Il silenzio raccolto nel numero che ne parla sembra ancora oggi un abbraccio sospeso.
Nel 2008, la voce di Mario Delpini entra nelle nostre pagine e ci invita a ritrovare “il tempo per sperare”.
Quanto ne avevamo – e ne abbiamo ancora – bisogno.
In quegli anni scopriamo anche la bellezza della vocazione:
giovani che si raccontano, che parlano di una chiamata nata nell’oratorio, tra un campetto e un rosario.
È la nostra comunità che genera, accompagna, soffia vita.
Il giorno del Numero 100
Poi arriva il Numero 100.
Vent’anni di storia raccolti in un unico respiro.
Lo ricordiamo tutti: la chiesa piena, i volti emozionati, le risate, la commozione.
E la presenza semplice e luminosa di Mario Delpini, allora vicario, oggi nostro arcivescovo, venuto a festeggiare un giornalino che era diventato molto di più.
Mettere accanto la copertina del Numero 1 e quella del Numero 100 è come guardare due fotografie:
un bambino e un adulto.
Entrambi siamo noi.
Le stagioni dei nostri parroci
Ogni comunità cresce perché qualcuno la guida.
La nostra è cresciuta perché molti l’hanno amata.
Dopo gli anni delle origini, il cammino passa nelle mani sicure di Padre Giuseppe Moni, poi in quelle fraterne di Padre Raffaele (nonno Lele), Padre Bruno, Padre Nicola, Padre Guglielmo.
Anni di lavoro, di passi ordinati, di una parrocchia che impara a stare in equilibrio.
Poi arriva Padre Mario Valcamonica.
Il numero che lo saluta non è una semplice pagina: è una stretta al cuore.
Perché quando un parroco se ne va, non se ne va mai davvero.
Rimane in ciò che ha toccato.
Abitare una comunità
E poi arriva una stagione intensa, profonda, umanissima: Padre Ciro.
Chi ha vissuto quegli anni lo sa: le sue parole non erano articoli, erano carezze.
Nel suo saluto – quello che scegliamo come seconda pagina simbolica – c’è una frase che custodiamo come si custodisce ciò che è prezioso:
“Voi parte di me, io uno di voi.”
Quando un parroco riesce a dire una frase così, vuol dire che non ha semplicemente guidato una comunità:
l’ha abitata.
Dopo di lui, il cammino continua con Padre Piero e Padre Alvise:
guide discrete, capaci di custodire, accompagnare, essere presenza.
E oggi, mentre celebriamo i trent’anni de La Finestra, una nuova pagina chiede di essere scritta.
Verso il futuro: noi e La Finestra
Trent’anni di Finestra ci hanno insegnato quattro verbi semplici:
- osservare
- incontrarci
- riflettere
- informare
Non sono parole.
Sono modi di vivere.
La Finestra non è mai stata solo un giornalino.
È stata la nostra memoria, il nostro specchio, il nostro abbraccio.
Benvenuti don Lorenzo e don Edoardo
E oggi, mentre guardiamo queste foto, mentre riconosciamo i volti e le voci che ci hanno fatto crescere, una nuova storia inizia.
Con gioia, fiducia e attesa, accogliamo don Lorenzo e don Edoardo, inviati nella nostra parrocchia perché il cammino continui.
Li accogliamo con la stessa semplicità con cui, trent’anni fa, abbiamo aperto una finestra.
Benvenuti.
Questa è casa.
